Corticosteroidi

Uno dei fattori maggiormente importanti nel complesso della morbilità postoperatoria è rappresentato dal cosiddetto stress chirurgico, un evento fisiologico di natura essenzialmente flogistica, caratterizzato da alterazioni metaboliche da alterazioni di natura endocrina e biochimica (citochine, cascata del complemento, derivati dell’acido arachidonico, ossido nitrico, radicali liberi dell’ossigeno e altro).

I corticosteroidi inducono la sintesi di proteine endogene che bloccano l’attivazione enzimatica della fosfolipasi A2, inibendo il rilascio dell’acido arachidonico e, di conseguenza, la sintesi di sostanze proinfiammatorie (prostaglandine, leucotrieni, trombossani). Gli effetti collaterali degli steroidi tendono a presentarsi maggiormente quando i livelli fisiologici rimangono elevati per più di 5 giorni o quando i farmaci vengono somministrati per almeno 1-2 settimane.

Nell’ambito della chirurgia orale e maxillo-facciale, tali farmaci trovano impiego relativamente comune nelle chirurgie maggiormente impegnative al fine di ridurre il discomfort postoperatorio. Alcuni Autori ne riservano l’indicazione alle chirurgie maggiori di ambito. Lavori recenti hanno apportato degli aggiornamenti alle evidenze sulla tematica e la relativa applicazione clinica. È auspicabile disporre di protocolli ripetibili al fine di maneggiare correttamente tali farmaci.

Corticosteroidi: aggiornamento sull’evidenza scientifica

Ad esempio, Jean e colleghi hanno redatto una revisione sistematica riguardante nello specifico l’impiego in chirurgia ortognatica. Un altro lavoro di interesse è quello di Bhandage e colleghi (2018, Revista Española de Cirugía Oral y Maxilofacial). La discussione osserva come l’edema – oggetto di studio principale della revisione precedentemente citata – sia una manifestazione di particolare significato clinico, in grado condizionare la guarigione della ferita. Ad esso si possono inoltre correlare dolore, rigidità cutanea, trisma e, di conseguenza, problematiche nell’alimentazione. L’edema porta poi ad alterazioni della circolazione locale con possibile rischio di infezione. Lo studio di Bhandage ha ritrovato un decremento significativo dell’edema postoperatorio dopo somministrazione intravenosa di desametasone. Gli Autori riferiscono anche la necessità di ridotta somministrazione di analgesici. In conclusione, il protocollo proposto prevede l’impiego di una somministrazione intraoperatoria di idrocortisone, cui segue un dosaggio controllato intravenoso nel postoperatorio. Proprio sulla posologia, sia nel caso di singola somministrazione che in quello di combinazione fra diverse molecole, gli Autori auspicano la messa a punto di ulteriori studi. In effetti, anche il lavoro di Jean riporta dati non eclatanti sull’efficacia degli steroidi nella riduzione dell’edema facciale. Nel contempo, viene confermato il tasso ridotto di complicanze associate al loro impiego.

Riassumendo in conclusione, le più aggiornate evidenze scientifiche sull’impiego dei corticosteroidi in chirurgia orale non paiono ancora del tutto sufficienti a supportare un utilizzo clinico ampio. Dall’altro lato, sembrerebbero nel contempo uscirne ridimensionate alcune perplessità concernenti le limitazioni d’uso determinate dalle complicanze.

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